martedì 26 dicembre 2023

La nostra Santa Lucia venerata ovunque come protettrice della vista e degli occhi Una devozione popolare legata al latino Lux

Santa Lucia è venerata in tutto il mondo come protettrice della vista e delle condizioni oculari. La sua associazione con gli occhi si basa sulla devozione popolare legata all'etimologia del suo nome latino, "Lux", che significa luce. 

La leggenda riguardante la rimozione violenta dei suoi occhi non ha fondamenti storici, ma la sua figura è stata da sempre invocata per la protezione della vista e per aiutare coloro che soffrono di problemi legati agli occhi. È dunque considerata la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini.


Un prestigioso consiglio comunale del 1949 per il ritorno del Corpo

Nella seduta del consiglio comunale di Siracusa del 7 febbraio 1949 (presenti, tra gli altri, i consiglieri assai autorevoli, come: dott. Marcello Alagona, G. Battista Bufardeci, dott. Raffaello Caracciolo, conte Mario Tommaso Gargallo, dott. Ugo Gianformaggio, Michele Lo Magro, avv. Corrado Piccione) il consigliere on. Bartolomeo Cannizzo affermò: “Un problema di natura spirituale è necessario affrontare; problema che è stato agitato anche in occasione della venuta dell’on. Alessi (che poche settimane prima era stato a Siracusa come presidente della Regione Siciliana), problema da secoli discusso e mai risolto. Quello cioè di riavere a Siracusa il Corpo Santo di Santa Lucia che si trova a Venezia. E’ questo il più vivo e il legittimo desiderio di tutta la popolazione e il Consiglio Comunale non può non occuparsene con il massimo interesse. Anche della soluzione di questo problema dovrebbe essere investito il costituente Comitato, in modo che si possa premere sulle competenti Autorità e sui competenti organi per ottenere lo scopo”. 


Il presunto corpo custodito a Metz

Si è parlato spesso di un presunto corpo di Santa Lucia a Metz, in Lorena, nel nord della Francia. A tal proposito è importante considerare le molteplici interpretazioni e tradizioni legate alle reliquie dei santi. 

Esse hanno avuto un ruolo complesso nella storia.  

Tuttavia, la presenza di una reliquia non è centrale per la devozione al santo, ma piuttosto un elemento di testimonianza. 

Secondo una tradizione consolidata nella Chiesa cattolica, il corpo di Santa Lucia è venerato a Venezia, dove fu portato nel 1204 e originariamente prelevato in maniera fraudolenta dalle catacombe di Santa Lucia nel 1039 da Giorgio Maniace. 

La diversità nelle reliquie e nella loro venerazione a Venezia e a Metz ha generato interpretazioni e tradizioni distinte all'interno della religiosità popolare. La storia delle reliquie di Santa Lucia, separate tra diverse località, riflette la complessità e la diversità delle tradizioni religiose nel corso dei secoli.

Salvo Sorbello



SANTA LUCIA ‘A SARAUSANA QUANNU CAMINA, CAMINA SUVRANA

 Per il portamento del simulacro in processione


di Salvo Sorbello




Oggi è il giorno della Festa, atteso tutto l’anno! Queste brevi note, che hanno voluto accompagnare, in un percorso di fede e di devozione, verso la data del 13 dicembre, che ciascun siracusano, in qualsiasi parte del mondo si trovi, aspetta con gioia, sono state bene accolte da tanti lettori. 

Accolgo allora volentieri l’invito del direttore Giuseppe Bianca e proseguiremo il nostro cammino nel segno di Santa Lucia fino all’Ottava di mercoledì 20 dicembre.  




Santa Lucia ‘a sarausana

cca avi i peri comu ‘na bammina

quannu camina, camina suvrana

Santa Lucia ‘a sarausana

Questo detto è riferito al portamento del simulacro in processione. 

La statua venne realizzata, dall’orefice palermitano Pietro Rizzo, nel 1599, come è riportato sul lembo del manto di Santa Lucia ed è alta 1,54 mt.. Rappresenta un'immagine di movimento, con il piede destro che sembra voler abbozzare un passo in avanti: è la nostra Santa Patrona che percorre le vie di Siracusa. 

Il simulacro nella sua interezza venne solennemente benedetto nel 1618 dal presule Giovanni Torres. Siamo, come ricorda mons. Sebastiano Amenta, nel periodo successivo al Concilio di Trento, in cui la Chiesa aveva ribadito “il valore delle opere per la salvezza dell’anima, l’invocazione e la venerazione dei santi, il culto delle reliquie e delle immagini”. E determinante fu la spinta dei Gesuiti di Siracusa per una corretta promozione del culto di Santa Lucia, in particolare si distinse in questa meritoria attività pastorale padre Bartolomeo Petracci. 

Ci volle uno sforzo assai notevole di tutta la comunità siracusana per affrontare la ben più difficoltosa realizzazione della cassa argentea. C’è da evidenziare che già nel 1541 il vescovo Girolamo Beccadelli Bologna aveva fondato l’organismo dei Procuratori di Santa Lucia, poi diventata Fondazione Deputazione della Cappella di S. Lucia, con il compito di promuovere il culto pubblico della Santa. 

Per reperire gli ingenti fondi necessari il Vicerè autorizzò i Procuratori di Santa Lucia ed il Senato Siracusano a “ fondere et reducere in massa ”delle vecchie monete  ad effetto di fabbricarse et finirsi una cascia di argento quali molti anni sono si havi incominciato senza mai potersi dare il compoto del denaro necessario a tale effetto”.

La cassa, a forma di parallepipedo, è lunga 1,75 mt ed ha una larghezza pari a 1 mt. e negli angoli, rafforzati da pilastri in argento, sono state realizzate otto nicchie con statue di vescovi, mentre lungo i fianchi sono collocati sei pannelli che rappresentano episodi della vita di Santa Lucia.

San Giovanni Paolo II, in occasione della sua visita a Siracusa, il 6 novembre 1994 sostò in preghiera ai piedi del simulacro, esposto per l’occasione nella Cappella della Cattedrale. 


UN NUOVO ANNO LUCIANO

La Chiesa siracusana si appresta a vivere un altro Anno Luciano, dal prossimo giorno della Festa, con una lettera pastorale dell’arcivescovo Mons. Lomanto che invita a riscoprire le virtù di Lucia per l’oggi di ciascuno e che si concluderà il giorno dell'Ottava del 2024. 

Culminerà con l’arrivo nel mese di dicembre – per la terza volta (dopo il 2004 ed il 2014) – delle Spoglie di Santa Lucia.

L’attuale arcivescovo emerito di Siracusa mons. Giuseppe Costanzo nel 2004 aveva indetto un ‘Anno luciano’ in occasione del 1700° anniversario del martirio di Santa Lucia. In quello stesso anno aveva chiesto ed ottenuto dal Patriarca di Venezia la concessione del corpo di Santa Lucia per alcuni giorni in occasione della festa di dicembre. 

Sabato prossimo l’appuntamento con i giovani con la "Via Lucis": si partirà alle 20:30 dal santuario della Madonna delle lacrime e, con una fiaccolata, si arriverà al Santuario S. Lucia al sepolcro.




100 ANNI DELLA PARROCCHIA DI S. LUCIA AL SEPOLCRO

Il prossimo anno ricorre anche il 100mo anniversario dell’erezione, con decreto dell’11 aprile 1924 dell’arcivescovo Mons. Giacomo Carabelli, della parrocchia di  S. Lucia al Sepolcro, affidandone la cura pastorale ai Frati Minori e che  riuniva entro i suoi confini una popolazione di quindicimila abitanti. 

Fino al 1629 sopra l’antica chiesa del sepolcro di S. Lucia, come ricorda mons. Pasquale Magnano, c’era la chiesina dedicata a S. Agata, che fu poi ricostruita in via Savoia, presso l’attuale ronco Sant’Agata e che, a sua volta, fu venduta all’asta nel 1904 per 7500 lire? 

A Siracusa così non esiste più una chiesa dedicata a Sant’Agata, che pure fu unita nella devozione e nella storia della chiesa alla nostra Santa Lucia. 




CUCCIA E ARANCINI

In tante parti della Sicilia, come Palermo, resiste l’usanza di non consumare il giorno di Santa Lucia derivati della farina di frumento ma solo grano in chicchi, ceci o riso, soprattutto panelle e arancini. 

La cuccia, fatta di grano bollito, può essere condita con il latte, con la ricotta o con miele, con il cioccolato oppure con il vino cotto. Esiste pure una versione salata. Il  nome cuccia deriva da “chicco”, che in dialetto si dice cùocciu, da cui cùoccì-a poi cuccìa. 

A Corigliano Calabro oggi, oltre alla cuccìa, si preparano tredici pietanze tra dolci e salate.


S. LUCIA FERMO’ UN’EPIDEMIA CHE RENDEVA CIECHI I BAMBINI Accadde a Verona intorno al 1200

 DI SALVO SORBELLO 


Stiamo arrivando al giorno della Festa più attesa dell’anno. 


Abbiamo visto come in molte province del Nord-Ovest italiano è santa Lucia a portare, proprio stanotte, i regali ai bambini. 

Secondo una tradizione molto radicata nel veronese, intorno al 1200 era scoppiata in quella zona una pericolosa epidemia, che colpiva soprattutto i più piccoli e che poteva causare la cecità. 

Le mamme erano disperate e chiesero la grazia a Santa Lucia, protettrice della vista, facendo il voto che, se il terribile contagio fosse stato fermato, avrebbero condotto, ogni notte tra il 12 ed il 13 dicembre, i loro figlioletti scalzi fino alla chiesa di Santa Lucia. 

La Santa esaudì le loro preghiere e i genitori, per convincere i loro figlioli a sfidare il freddo della notte, promisero loro che Lucia sarebbe passata a portare dei doni, a cavallo di un asinello. 

A Siena, in occasione del 13 dicembre la chiesa di Santa Lucia è aperta tutto il giorno per la benedizione degli occhi e l’offerta dei panini benedetti, mentre a Crotone, in ogni quartiere della città vengono accesi dei falò e si rivaleggia su quale sarà il più grande. L’accensione contemporanea di tutti questi fuochi prende il nome di vrusciatura.

Oggi a Comiso (la festa ha radici antiche, risale al 1750)  A ittata re nuciddi ciama ranni e picciriddi: a mezzogiorno dalle finestre della canonica della chiesa Madre vengono lanciate ai fedeli delle noccioline benedette, che simboleggiano gli occhi di Santa Lucia. Per potere intercettare un più grande numero di nocciole è invalso l’uso di usare ombrelli aperti ma capovolti. Durante la Messa vengono invece benedetti gli “ucciddi”, pane preparato con la forma degli occhi.  


Santa Lucia ‘u jornu cchiù curtu ca cci sia

Il solstizio d'inverno, con il numero minore di ore di luce e la maggiore durata della notte, si verifica il 21 o il 22 dicembre. Ma prima della riforma del calendario introdotta da Papa Gregorio XIII nel 1582, era proprio il 13 dicembre a cadere molto vicino al solstizio. 

L’ottu Maria, ‘u tririci Lucia, ‘u vinticincu lu Missia (le tre feste di dicembre: Immacolata, S. Lucia e Natale). 

Venezia è in debito con Siracusa

Il canonico Ottavio Garana, compianto tesoriere della Deputazione di Santa Lucia, a cui giustamente Siracusa ha voluto intitolare una strada, ricordava quando mons. Giovanni Urbani venne nella nostra città come assistente nazionale dell’Azione Cattolica e in un discorso pubblico, tenuto il 31 gennaio del 1954, affermò: “Sono venuto a Siracusa con una certa esitazione, voi comprenderete bene il perchè. Sono veneziano e so bene che Venezia ha un debito verso Siracusa”. Quando mons. Urbani fu successivamente creato cardinale e divenne Patriarca di Venezia mons. Garana espresse l’auspicio che egli “possa ricordarsi della nostra nostalgia del ritorno di Santa Lucia e sappia trovare il modo di appagarla, ricordandosi del debito della sua Venezia per la nostra Siracusa”.  








Santa Lucia porta i regali ai bambini in tante province del nostro Nord-Ovest

 A cavallo di un asinello nella notte più attesa dell’anno

Salvo Sorbello

La devozione per Lucia è molto vasta e sentita nel nord-ovest dell’Italia, dove è la nostra Santa e non Babbo Natale o la Befana a portare i regali. 

In particolare in alcune province lombarde (Bergamo, Cremona, Brescia, Lodi, Mantova e Pavia), quelle venete, nel Trentino e nel Friuli. 

La Santa, a cavallo di un asinello, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre esaudisce le richieste dei bambini, presentate in letterine spedite nei giorni precedenti la festa.

A Bergamo, in particolare, nella centralissima chiesa dello Spasimo, in via XX settembre, dove è custodita una statua di Santa Lucia e che per questo è conosciuta proprio come “Chiesa di Santa Lucia”, i bambini portano le loro richieste alla Santa più amata della città, arricchite con disegni e filastrocche, deponendole in grandi ceste poste ai piedi del suo altare, che in alcuni anni sono arrivate a contenerne anche più di trentamila! 

Quest’anno, già a partire da metà novembre si sono viste lunghissime code di bambini che, insieme ai genitori o ai nonni, hanno atteso con grande pazienza fuori dalla chiesa, per poter poi consegnare la loro letterina, contenente desideri e buoni propositi. 

Quando, nei decenni trascorsi, non c’era ancora l’attuale benessere economico, i bambini collocavano una scarpetta di stoffa sul davanzale della finestra, per trovarla l'indomani mattina ricolma di dolci e di frutta secca. 

Resiste inoltre la tradizione del latte coi biscotti,  da lasciare di notte per il passaggio della Santa. Soprattutto in provincia di Cremona c’è ancora  l’usanza di far preparare ai bambini, il pomeriggio del 12,  i biscotti  di Santa Lucia, da offrire alla Santa assieme a latte e fieno per l’asinello. 

Sono molti coloro che ricordano una graziosa filastrocca in dialetto cremonese:

Santa Lusìa,

la scarpa l’è mia,

la bursa l’è dal pupà:

Santa Lusìa la gnaràa.

La gnaràa com trì bumbòn,

caramèli e turòn.


Oggi, a Verdellino, in provincia di Bergamo,  dove ogni anno si tiene un caratteristico mercatino che porta proprio il nome della nostra santa patrona, Santa Lucia arriverà con il suo asinello ad incontrare i bambini. Vestita come da tradizione con un lungo abito bianco e un velo di pizzo a coprirle il volto, riceverà le letterine con le richieste dei regali ed i tanti bambini che l'hanno aspettata tutto l’anno potranno ascoltare la sua storia in oratorio. 


Il culto di Santa Lucia è diffuso in tutti i continenti della Terra

 Solo a Roma sono più di venti le chiese in suo onore

di Salvo Sorbello


Proseguiamo il nostro tragitto verso la grande Festa del 13 dicembre. Voglio ricordare come questa sia preceduta da un periodo di preparazione spirituale, della durata di tredici giorni: la Tredicina. In questi giorni in Cattedrale, nella Cappella di S. Lucia, veniva celebrata ogni mattina, poco dopo l’alba, una Messa a cui assistevano centinaia di siracusani e che si concludeva con la recita della  coroncina di preghiera alla nostra Patrona, con la benedizione con la Sacra Reliquia e il rito del bacio della stessa da parte di tutti i fedeli presenti. 

Il culto di Santa Lucia è diffuso in tutto il mondo: solo a Roma sono più di venti le chiese in suo onore e la Vergine è anche compatrona di Napoli, dove viene festeggiata nell’omonimo borgo del Pallonetto, con una processione fino a Castel dell’Ovo.

Festeggiamenti per il 13 dicembre sono tradizionali a Siena, a Pescara, a Savona, a Verona e in tante altre città italiane, mentre pochi sanno che Santa Lucia è la Patrona della Libia. 

Il suo culto è sopravvissuto anche in Stati del nord Europa dove si è consolidata la riforma protestante (basti pensare alla Svezia).

Tutti conoscono l’evento del pellegrinaggio che Lucia compì, il 5 febbraio del 301, insieme a sua madre Eutichia, gravemente sofferente da oltre quarant'anni per perdite di sangue continue ed incurabili, a Catania, presso il sepolcro di Agata, per implorare la grazia della guarigione. 

Lucia era stata richiamata dalla fama che si era creata attorno alla figura di Agata, diffusasi in tutta la Sicilia anche grazie ai tanti miracoli che avvenivano presso la sua tomba. Non è per nulla vero che Agata e Lucia fossero cugine: Sant'Agata morì nel 251, Santa Lucia ben cinquanta anni dopo… 

Nell’occasione di questa visita viene esaltata la forza dell’intercessione di Lucia, che si manifesta in maniera efficace ed indiscutibile. Proprio in quel giorno di festa, venne letto ai numerosi fedeli presenti il brano del Vangelo che narra l'episodio dell’emorroissa (che soffre cioè di flussi di sangue), che guarisce appena sfiora la veste di Cristo. Così Eutichia, su suggerimento di Lucia,  con speranza e fede toccò il sepolcro di Agata. 

Mentre pregavano le colse il sonno e Agata apparve alla giovinetta siracusana dicendole: “Lucia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi concedere? Infatti la tua fede ha giovato a tua madre ed ecco che è divenuta sana. Tu ti sei consacrata a Dio nella verginità. Come la città di Catania è innalzata da Cristo a causa di me, così la città di Siracusa sarà glorificata a causa di te”. 

Quando Lucia si risvegliò, Eutichia era guarita. 

La profezia si avverò: Lucia divenne la Santa protettrice di Siracusa, così come Agata lo è per Catania. Sulla strada del ritorno per Siracusa Lucia rivelò alla madre il sogno profetico di Agata; le comunicò il suo voto di verginità e la decisione di vendere tutti i suoi beni per destinare il ricavato ai poveri. 


Patrona di Carlentini

Durante il pellegrinaggio, nel tragitto fra Siracusa e Catania, Santa Lucia e la madre si riposarono presso il colle Meta, dove nel 1551 sarebbe sorta la città di Carlentini. 

Il 15 Marzo del 1621, secondo l'antica usanza di mettere le città sotto la protezione di un santo, Carlentini elesse Santa Lucia "Patrona Protettrice ed avvocata della Città". 

In questa cittadina, la festa in onore di Santa Lucia si tiene l'ultima domenica di agosto. Le celebrazioni durano alcuni giorni; il sabato viene esposta la "Sacra Reliquia", un avambraccio d'argento che custodisce un frammento osseo della Santa. 

La domenica mattina, dopo la celebrazione della Messa solenne, il Simulacro, spinto dai "Devoti di Santa Lucia", percorre le vie della cittadina, passando da porta Agnone, dove viene effettuata una sosta di preghiera davanti l'icona di S. Lucia detta "U peri aliva". 




Santa Lucia simbolo di libertà e integrità esempio di autodeterminazione delle donne

 Affrontò con forza l’interrogatorio di Pascasio

 

di Salvo Sorbello


Il grande arcivescovo Bignami incoraggiò il popolo siracusano “a non desistere dal reclamare la restituzione del corpo di Santa Lucia”.

 Siamo alla settima puntata di questo viaggio lungo la Tredicina di Santa Lucia, che ci porterà alla Festa del 13 dicembre.

Tanti gli sforzi compiuti nel corso dei secoli per ottenere il ritorno definitivo del Corpo di Santa Lucia a Siracusa. 

Per non andare troppo lontani, ricordiamo la richiesta dell’illustre sacerdote e storico siracusano Giuseppe Maria Capodieci, che nel 1787 esperì un primo, infruttuoso tentativo, seguito da un altro nel 1834 e successivamente dall’appello-petizione al patriarca Pietro Aurelio Mutti del 1855.

In occasione del solenne XVI centenario del martirio, nel 1904, fu inoltrata supplica a papa Pio X, che, il 26 aprile dello stesso anno, rispose a mons. Carlo Lipari di Siracusa per il tramite del cardinale Raffaele Merry del Val, segretario di stato, lasciando in pratica piena libertà di decisione alle diocesi di Venezia e di Siracusa.

Luigi Bignami, milanese, arcivescovo di Siracusa, chiese e ottenne da Pio X la sostituzione nella sua diocesi di due strofe dell’inno mattutino della santa, riferite proprio alla traslazione delle spoglie a Venezia e alla devozione dei veneziani. 

Durante il fascismo, nel 1935, fu presentata una nuova istanza, da parte dei Vescovi, del clero, delle Autorità e dei comuni di tutta la Sicilia.

Si arrivò molto vicini quando un vero e proprio appello al capo del governo Benito Mussolini venne rivolto nel 1937 dall’arcivescovo Ettore Baranzini, in occasione della visita del duce a Siracusa, per l’inaugurazione del Pantheon. 

Sembrava la volta buona, visto che, nel mese di agosto dello stesso anno, Mussolini incaricò di una missione esplorativa a Venezia il suo amico personale padre Pietro Tacchi Venturi, autorevole gesuita e negoziatore dei Patti Lateranensi. 

Ma Tacchi Venturi non riuscì nell’intento di convincere il patriarca Adeodato Giovanni Piazza, che non volle saperne di esaudire le sacrosante richieste dei siracusani. Per inciso, il cardinale Piazza passerà alla storia anche per aver pubblicato una lettera pastorale in cui giustificava la legislazione antisemita italiana, affermando tra l'altro: "Sono gli stessi ebrei, con i loro comportamenti, che in ogni tempo e in ogni luogo provocano queste reazioni”.

Altre richieste furono rinnovate nel 1940, in occasione del Congresso Eucaristico Regionale Siciliano e il 7 agosto del 1949 al papa Pio XII da parte del consiglio comunale di Siracusa alla prefettura della Congregazione dei Riti. Un’ulteriore, pressante azione venne compiuta nel 1965, ma papa Paolo VI rispose ai siracusani che dovevano inoltrare la loro richiesta tramite il loro Vescovo.

Non viene meno, anche ai nostri giorni, l’aspirazione dei cittadini di Siracusa, seguendo l’insegnamento del grande arcivescovo Bignami che incoraggiò il popolo siracusano “a non desistere dal reclamare la restituzione del corpo di Santa Lucia”.

Siracusa ha dato i natali a Lucia ed è stata bagnata dal sangue del suo Martirio ma ha dovuto attendere ben 965 anni dal prelievo fraudolento della salma da parte di Maniace,  il 15 dicembre del 2004, durante i solenni festeggiamenti per il XVII Centenario del martirio di santa Lucia, per vedere tornare, solo per una settimana, il corpo della sua amata Patrona. Lucia, Sarausana jè!