Se ricostruiamo per grandi linee le varie tappe che hanno portato le spoglie della nostra Vergine nella chiesa di san Geremia (ora Santuario di Lucia), ricordiamo che nel 1039 Giorgio Maniace trasportò, prelevandolo dalla catacombe siracusane, il corpo di santa Lucia a Costantinopoli. I siracusani, infatti, durante l’occupazione araba della Sicilia, avevano nascosto il corpo della Santa giovinetta nelle catacombe, in un luogo segreto. Maniace riuscì a farselo indicare, probabilmente con l’inganno, da un anziano, il cui nome non è mai stato indicato nel corso dei secoli per non marchiare d’infamia lui e i suoi discendenti.
Nel 1204, durante il saccheggio di Bisanzio e delle sue numerose e splendide basiliche, ad opera dei crociati, anche quella che ospitava il corpo di santa Lucia fu devastata e le spoglie della nostra Santa, che erano assai venerate in tutto l’Oriente cristiano, furono prelevate dai veneziani guidati dal doge Enrico Dandolo. Il 18 gennaio del 1205 arrivarono nella città lagunare e riposte presso San Giorgio Maggiore ma, probabilmente a seguito di tragici eventi atmosferici verificatisi il 13 dicembre del 1279, si decise di traslarle in una chiesa cittadina dedicata alla Santa. Il 18 gennaio dell’anno successivo furono quindi portate in una chiesa sul Canal Grande, proprio dove ora sorge la stazione ferroviaria, che per questo porta il nome di santa Lucia.
Dopo varie vicissitudini, papa Sisto IV stabilì, con un suo provvedimento, che il corpo della nostra Santa restasse nella chiesa, ma sotto la giurisdizione delle suore agostiniane del monastero dell’Annunziata, che da allora prese quindi il nome di Santa Lucia.
Quando gli austriaci decisero di realizzare il ponte ferroviario e la stazione proprio dove si trovava il convento, si procedette alla sua demolizione e il corpo di santa Lucia venne trasferito, l’11 luglio 1860, con una solenne processione, nella vicina parrocchia di San Geremia. Per sette giorni, per volontà del patriarca, venne esposto sull’altare maggiore, per poi essere collocato in un altare laterale, in attesa della costruzione di una cappella, inaugurata l’11 luglio di tre anni dopo e realizzata utilizzando il materiale del presbiterio della chiesa demolita.
Nella ricognizione effettuata prima del trasporto delle reliquie di Santa Lucia a San Geremia, la commissione, presieduta dal cardinale Angelo Ramazzotti, patriarca di Venezia e dal dottor Luigi Nardo, direttore e medico dell’Ospedale Civico veneziano, che redasse il verbale, venne attestato che il corpo di santa Lucia era incorrotto, la pelle era disseccata e tesa e mancavano la mano sinistra e il pollice della mano destra.
Nel corso dei secoli innumerevoli sono stati gli appelli e le accorate preghiere per far tornare, in maniera definitiva, il corpo di Santa Lucia nella città dove nacque e dove subì il martirio.
Tre illustri storici della Chiesa siracusana, prima mons. Ottavio Garana, l’alto e corpulento canonico le cui semplici ma coinvolgenti omelie ascoltavo incantato, chierichetto adolescente nell’affollata messa mattutina delle 7,15 durante la Tredicina di Santa Lucia, poi mons. Pasquale Magnano e in seguito mons. Sebastiano Amenta, hanno documentato gli sforzi della comunità siracusana che ha sempre rivendicato, da lunghissimo tempo, proprio il corpo della propria Patrona, come ricorda Pucci Piccione, presidente della Deputazione della Cappella di Santa Lucia.
Nella Cripta del sepolcro di santa Lucia a Siracusa, si legge una frase, tratta da un’antifona liturgica luciana che esprime la devozione e l’attesa dei suoi concittadini: Lucia, Sponsa Christi, omnis plebs Te expectat (Lucia, Sposa di Cristo, tutto il popolo ti attende).
Numerosi sono stati, nel corso dei secoli, gli appelli rivolti dai cittadini di Siracusa alla Serenissima affinché restituisse loro le sacre spoglie di Lucia.
Per non andare troppo lontani, ricordiamo la richiesta dell’illustre sacerdote e storico siracusano Giuseppe Maria Capodieci, che nel 1787 esperì un primo, infruttuoso tentativo, seguito da un altro nel 1834 e successivamente dall’appello-petizione al patriarca Pietro Aurelio Mutti del 1855.
In occasione del XVI centenario del martirio, nel 1904, fu inoltrata supplica a papa Pio X, che, il 26 aprile dello stesso anno rispose a mons. Carlo Lipari di Siracusa per il tramite del cardinale Raffaele Merry del Val, segretario distato, lasciando in pratica piena libertà di decisione alle diocesi di Venezia e di Siracusa.
Luigi Bignami, arcivescovo di Siracusa, chiese e ottenne da Pio X la sostituzione nella sua diocesi di due strofe dell’inno mattutino della santa, riferite proprio alla traslazione delle spoglie a Venezia e alla devozione dei veneziani. Durante il fascismo, nel 1935, fu presentata una nuova istanza, da parte dei Vescovi, del clero, delle Autorità e dei comuni di tutta la Sicilia.
Un vero e proprio appello al capo del governo Benito Mussolini venne rivolto nel 1937 dall’arcivescovo Ettore Baranzini, in occasione della visita del duce a Siracusa, per l’inaugurazione del Pantheon. Sembrava la volta buona, visto che, nel mese di agosto dello stesso anno, Mussolini incaricò di una missione esplorativa a Venezia il suo amico personale padre Pietro Tacchi Venturi, autorevole gesuita e negoziatore dei Patti Lateranensi. Ma Tacchi Venturi non riuscì nell’intento di convincere il patriarca Adeodato Giovanni Piazza, che non volle saperne di esaudire le sacrosante richieste dei siracusani. Per inciso, il cardinale Piazza passerà alla storia anche per aver pubblicato una lettera pastorale in cui giustificava la legislazione antisemita italiana, affermando tra l'altro: "Sono gli stessi ebrei, con i loro comportamenti, che in ogni tempo e in ogni luogo provocano queste reazioni”.
Altre richieste furono rinnovate nel 1940, in occasione del Congresso Eucaristico Regionale Siciliano e il 7 agosto del 1949 al papa Pio XII da parte del consiglio comunale di Siracusa alla prefettura della Congregazione dei Riti. Nel 1949 venne lanciata anche una petizione popolare per ottenere il ritorno per sempre di santa Lucia nella città dove nacque e dove subì il martirio. Venne sostenuta anche dal quotidiano La Sicilia. Le migliaia di firme furono presentate a Roma, il primo marzo dell’anno successivo, dal comm. Giuseppe Innorta, dell’Ordine del Santo Sepolcro e presidente della Deputazione della Cappella di Santa Lucia, al cardinale Micara, prefetto della Congregazione dei Riti. La sottoscrizione era basata sul fatto, indiscutibile dal punto di vista storico, che i bizantini non erano legittimamente venuti in possesso del corpo della Santa, in quanto questo era custodito nella sua sepoltura da dove il generale Maniace lo trafugò per farne omaggio al suo sovrano, a Costantinopoli.
Un’ulteriore, pressante azione venne compiuta nel 1965, ma papa Paolo VI rispose ai siracusani che dovevano inoltrare la loro richiesta tramite il loro Vescovo.
Anche a seguito delle pressioni e delle preghiere di semplici fedeli siracusani, finalmente il Corpo di Lucia arrivò a Siracusa nel 1700mo anniversario della morte.
Nel maggio del 2006, il 24 e 25, in una visita a Venezia durata due giorni, una delegazione guidata dall’arcivescovo Giuseppe Costanzo e di cui facevano parte anche anche l’allora sindaco di Siracusa Titti Bufardeci, il presidente della provincia Bruno Marziano e il vicario arcivescovile Giuseppe Greco, improntata al dialogo, portò alla costituzione di una commissione mista, che avrebbe dovuto valutare la possibilità di un definitivo trasferimento del corpo di Santa Lucia a Siracusa. I rappresentanti aretusei incontrarono una grande personalità della Chiesa, l’allora Patriarca di Venezia cardinale Angelo Scola ed anche le autorità civili guidate dal sindaco Cacciari, che rimise il suo giudizio alle autorità religiose. La Commissione doveva assolvere a sei compiti: prendere in esame tutti gli aspetti ecclesiali, storici, culturali, identitari connessi al culto della Santa nelle due città;favorire l’educazione al culto autentico dei santi anche in relazione al risveglio di interesse popolare suscitato dalla richiesta di Siracusa; solennizzare con particolari gesti la festa di Santa Lucia del 13 dicembre; curare l’accoglienza di tutti i pellegrini adeguando anche la proposta di conoscenza della storia della Santa e del suo culto nei secoli; promuovere uno scambio di doni e di collaborazione tra le due chiese nei diversi campi della pastorale; prestare attenzione al coinvolgimento della società civile. Precisiamo a tal proposito che il Patriarca nelle settimane precedenti aveva invitato il parroco della chiesa dei santi Geremia e Lucia a sondare gli umori della comunità dei fedeli. Addirittura un monsignore della Curia veneziana, Antonio Meneguolo, si rammaricò e disse che “se il risultato del prestito per una settimana del 2004 era stato questo allora è bene che la Santa non esca più da Venezia”.
Salvo Sorbello
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