venerdì 23 gennaio 2026

L’ATTUALITA’ DEL DEMOCRISTIANO GIORGIO LA PIRA PER UNA POLITICA DI PACE E VICINA ALLA GENTE

L’anniversario della nascita del venerabile Giorgio La Pira, più volte parlamentare della Democrazia Cristiana e sindaco di Firenze, verrà ricordato oggi con un convegno nella sua città natale, Pozzallo, che era allora in provincia di Siracusa.

Interverranno, oltre al vescovo di Noto mons. Salvatore Rumeo, l’ing. Franco Antoci, già presidente della provincia di Ragusa, la presidente diocesana di Azione Cattolica Concetta Denaro e Grazia Dormiente, presidente dell'associazione “Giorgio La Pira - Spes contra spem”. 

Proprio di recente, nell’assemblea dei sindaci italiani, Papa Leone XIV ha citato le parole del nostro grande conterraneo: "Mentre cercate di dare risposte, voi sapete bene che le nostre città non sono luoghi anonimi, ma volti e storie da custodire come tesori preziosi. In questo lavoro si diventa sindaci giorno dopo giorno, crescendo come amministratori giusti e affidabili". E Papa Prevost ha ricordato come La Pira, in un discorso ai Consiglieri comunali di Firenze, affermava: "Voi avete nei miei confronti un solo diritto, quello di negarmi la fiducia! Ma non avete il diritto di dirmi: Signor Sindaco, non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini). È mio dovere fondamentale. Se c’è uno che soffre, io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi, con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita". 

Giorgio La Pira ammoniva che “il valore delle persone e delle cose si scopre sino in fondo proprio quando appare per la prima volta, nella nostra mente, il pensiero della loro possibile scomparsa. La minaccia della guerra atomica ha appunto operato questo effetto: fece scoprire – a quanti ne hanno la responsabilità e l’amore – il valore misterioso ed in certo modo infinito della città umana. Che rapporto organico che esiste fra la città e la persona umana? Non è forse vero che la persona umana si radica nella città, come l’albero nel suolo? La città è lo strumento in certo modo appropriato per superare tutte le possibili crisi cui la storia umana e la civiltà umana vanno sottoposte nel corso dei secoli. In una città un posto ci deve essere per tutti: un posto per pregare (la chiesa), un posto per amare (la casa), un posto per lavorare (l’officina), un posto per pensare (la scuola), un posto per guarire (l’ospedale). In questo quadro cittadino, perciò, i problemi politici ed economici, sociali e tecnici, culturali e religiosi della nostra epoca prendono un'impostazione elementare ed umana! Appaiono quali sono: cioè problemi che non possono più essere lasciati insoluti. 

Nei discorsi di quello che venne definito il “sindaco santo” affiora un patrimonio di valori di straordinaria attualità, capace di interpellare con forza la politica di oggi, i cittadini, gli amministratori locali, le madri e i padri. A tutti è affidata una responsabilità che non ammette scorciatoie: ciò che è stato ricevuto non può essere dissipato né distrutto, ma deve essere custodito, valorizzato e trasmesso alle generazioni future in una forma migliore. Le città sono la nostra casa comune. Non sono beni da consumare, ma realtà vive, da abitare con rispetto, da migliorare con intelligenza e da preservare con lungimiranza. Mai da saccheggiare o compromettere irreversibilmente. Bisogna quindi riscoprire il valore autentico delle città e del loro destino storico, insieme all’affermazione di un diritto inalienabile che su di esse vantano le generazioni venture. 

Un diritto che impone un dovere preciso alle generazioni presenti: non dilapidare, non distruggere, non ipotecare il futuro. Le città non appartengono solo a chi le governa oggi, ma anche — e forse soprattutto — a chi le abiterà domani.

di SALVO SORBELLO


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