venerdì 23 gennaio 2026

Ancora attuale l’Appello ai Liberti e Forti di don Luigi Sturzo


 

RIPARTIRE DALL’APPELLO AI LIBERI E FORTI DI STURZO

PER ALIMENTARE L’IMPEGNO POLITICO DEI CATTOLICI

di Salvo Sorbello


Si sono svolti a Caltagirone due importanti momenti per celebrare l’anniversario dell’Appello ai Liberi e Forti, che diede vita al Partito Popolare fondato da don Luigi Sturzo, cittadino onorario di Siracusa dal 1951.

Una nuova sala espositiva dedicata proprio al grande sacerdote è stata allestita presso l'ex Carcere borbonico, inaugurata alla presenza del sindaco Fabio Roccuzzo e del rettore della Lumsa Francesco Bonini. Sono esposti documenti e reperti del periodo 1905-1920 (dopo di allora don Sturzo non fece mai più ritorno in Sicilia), inclusi oggetti personali, progetti di Ernesto Basile per le Officine elettriche del 1909, e un avatar AI del politico e sacerdote e l'iniziativa rappresenta il primo nucleo del "Museo diffuso sturziano". 

Nel pomeriggio invece, presso il Casale del Fondo Sturzo, proprietà terriera della venerata famiglia Sturzo, a Caltagirone, si è tenuto l’evento su “Attualità e attuabilità dei 12 punti programmatici”. Relatori sono stati il Magnifico Rettore della LUMSA, Prof. Francesco Bonini, e il Presidente di AnimAzione ETS, Prof. Salvatore Martinez. L’incontro è stato promosso dall’Istituto di Sociologia Sturzo presieduto dal dott. Giacomo De Caro, insieme alla Fondazione “Luigi Sturzo”, presieduta da Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo emerito di Monreale e Vescovo emerito di Piazza Armerina, alla Fondazione “Istituto di Promozione Umana Mons. Di Vincenzo” e alla Diocesi di Caltagirone.

In un tempo nel quale la politica sembra prigioniera di un arido presente, orfana di tradizione, di legami con la storia, di radici culturali, incapace di trovare nel passato ragioni di futuro, vale  sicuramente la pena di ripartire da eventi come l’Appello ai Liberi Forti che, nel 1919, cambiò la storia non solo italiana. 

Non c’è dubbio che si avverte in maniera pressante la necessità di una politica che si fondi su un pensiero in grado di fronteggiare le sfide dei nostri giorni, che appaiono davvero di enorme portata. Un pensiero che non si limiti quindi alla mera gestione del potere, ad un procedere alla giornata senza una strategia di lungo periodo. E per farlo servono coraggio, lungimiranza ed umiltà, perché le spinte populiste se da un lato allontanano larghe fasce di elettorato, spingendole a non recarsi alle urne, dall’altro procedono in maniera avventata, estemporanea, con decisioni radicali dettate dai sondaggi e dagli umori del momento

Tornare a Sturzo per attualizzare le sue idee, per promuovere  un meridionalismo nuovo, contemporaneo, lontano da ogni nostalgia e da ogni logica assistenziale: un progetto politico e civile capace di tutelare la dignità, i diritti e le prospettive future dei cittadini del Mezzogiorno. Un progetto che affronti con serietà e visione i nodi decisivi della scuola, della sanità, delle infrastrutture e del lavoro, rivendicando soprattutto il diritto a restare, per liberare intere generazioni dalla migrazione obbligata. Un progetto forte, autorevole, in grado di incidere sulle scelte nazionali, riportando il Sud al centro dell’agenda politica italiana ed europea.

È quindi più che mai opportuno alimentare la fiamma del rapporto tra cristiani e politica. 

I credenti che pensano di avere vocazione all’impegno politico  devono scuotersi da un lungo torpore, facendo sentire la loro voce su temi come la cittadinanza dei minori stranieri, la denatalità, la tutela delle persone con disabilità e degli anziani non autosufficienti. 

Sta a noi riscoprire, accogliere e testimoniare la speranza e tradurla in coraggiose azioni solidali e concrete. Ricordandoci sempre, come ammonivano i nostri maestri come mons. Giuseppe Costanzo, Corrado Piccione e Giuseppe Azzaro, che il cristiano nella comunità civile è un “uomo di frontiera”, che non si propone la creazione di uno Stato e di una società di “cristiani”, ma di uno Stato e di una società “umani”: non ha quindi lo scopo di costruire la “città di Dio”, bensì quello di costruire la “città dell’uomo”. 

Bisogna tradurre questo fermento politico e culturale, in azioni concrete, imitando l’intuizione di un piccolo prete che veniva da Caltagirone, dall’interno di una Sicilia allora molto lontana da Roma e che aveva raccolto le sollecitazioni di un grande vescovo come Giovanni Blandini, presule della diocesi di Noto. 

Perché Sturzo e il popolarismo non basta celebrarli, ma occorre viverli giorno per giorno in maniera coerente.  


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